Ricongiungimento Familiare

Ricongiungimento Familiare

Questo progetto è stata la base per la nascita di Human Traction.

Nell’Agosto 2009 Vittoria V. parte per un progetto di volontariato in Nepal sponsorizzato dalla Unione Europea.

Vittoria:

“Ho preso parte ad un progetto di volontariato sponsorizzato dalla Comunità Europea; sono stata assegnata ad un orfanotrofio di Kathmandu. Come volontaria dovevo assistere lo staff nella gestione giornaliera dell’istituto, accompagnare i bambini a scuola ed aiutarli nei compiti. Dopo un paio di mesi di lavoro all’ interno dell’ istituto, l ‘atteggiamento equivoco ed il sostanziale disinteresse del direttore dell’orfanotrofio mi fecero ben presto  dubitare della sua buona fede.

Grazie all’ottimo rapporto instaurato con i bambini, ho scoperto quanto la realtà fosse lontana dall’apparenza.

Molti bambini non erano veramente orfani.Il Nepal è un Paese molto corrotto e con pochi controlli, così dalla fine della guerra il business degli orfanotrofi è diventato un mercato florido.

Individui senza scrupoli vanno nelle povere zone rurali e tolgono i bambini alle famiglie con la promessa di poter offrire loro una vita migliore in città. Arrivati nella capitale, grazie all’aiuto di poliziotti corrotti, vengono prodotti documenti falsi in cui i bambini risultano orfani e quindi adottabili. La beneficienza dei turisti e delle persone abbindolate su internet da siti apparentemente corretti, concorrono ad alimentare questo business.

Il giorno in cui un bambino mi ha confessato di non essere orfano, di avere un fratello nello stesso orfanotrofio e una sorella adottata in Spagna, dentro di me si è acceso qualcosa.Un piccolo motore alimentato dalla voglia di giustizia e senso di protezione nei confronti dei bambini. Bidur, a soli 8 anni 3 di cui vissuti in orfanotrofio, ricordava esattamente la strada per raggiungere il suo villaggio all’estremità della valle di Kathmandu. L’incontro con la madre è stato un momento talmente emozionante da non aver parole per descriverlo. Anche il senso di impotenza era indescrivibile ma sentivo di dover fare qualcosa. Grazie all’aiuto di alcune O.N.G presenti sul territorio 3 bambini sono stati liberati e di loro è ritornato dalla sua famiglia di origine. Bidur e Hari sono al sicuro in un villaggio, ed è li che abbiamo deciso in stabilire la sede di Humantraction.”

Il primo incontro

Vittoria:

“Grazie ad un amico che ha fatto da interprete ho capito che era stata lei stessa a portare i bambini in orfanotrofio; qualcuno del villaggio le aveva raccontato di queste case di accoglienza a Kathmandu, dove i bambini ricevevano sostegno economico dagli stranieri potendo così andare a scuola con la garanzia di tre pasti al giorno.

Shakti era una donna sola, abbandonata dal marito,  senza reddito e con tre figli a carico. Un mese di dubbi e pensieri ma alla fine, le era sembrata una buona soluzione anche se dolorosa. Rinunciare a crescere i propri figli per poter offrire loro un’infanzia migliore. Ha capito presto di aver commesso un errore. Da  allora il direttore dell’istituto le ha negato ogni tentativo di visita ai bambini, scacciandola in malo modo.

Così il giorno in cui si è trovata sulla porta di casa una donna straniera con due dei suoi figli è esplosa una bomba di emozioni, stupore, gioia e domande.

Come accade in troppi luoghi del mondo, in Nepal le donne sono le basi della famiglia, spesso lavorano più degli uomini ma il loro valore non è riconosciuto, solo sfruttato. Non essere sposata rappresenta un disonore per la famiglia. Se una donna viene abbandonata dal marito e poi si risposa, il nuovo marito non è tenuto a farsi carico dei figli del primo matrimonio. È quello che è successo a Shakti. Il marito ora  è in Qatar a lavorare come uno schiavo.Quando e se tornerà se ne riparlerà.

L’ avventura spagnola
“Shakti e Bidur mi hanno chiesto aiuto per ritrovare Sita,la sorella illegalmente adottata in Spagna nel 2007 ai tempi della permanenza dei piccoli in orfanotrofio. In quel momento ho deciso che dovevo impegnarmi  ad aiutarli fino in fondo. Dopo tanto lavoro e un pizzico di fortuna, l’ho trovata. La madre adottiva era all’oscuro di tutto ma, una volta ripresa dal naturale shock aperto il cuore a questa nuova famiglia allargata.Grazie a Skype abbiamo fatto diverse video chiamate e ristabilito finalmente un contatto”

Da quando abbiamo ritrovato la sorella adottata, Sita, abbiamo sognato di farli rincontrare. Oggi quel sogno è diventato realtà. Sita è qui con la mamma adottiva per riabbracciare i fratelli e la madre biologica dopo 7 anni.
I primi momenti insieme sono stati carichi di emozioni e di poche parole anche a causa della barriera linguistica, Sita non ricorda il nepalese e i fratelli possono comunicare solo in inglese; i silenzi sono stati colmati da reciproci sguardi curiosi e timidi gesti di avvicinamento.
Dopo due giorni è arrivata Shakti, la mamma, altri abbracci silenziosi ed occhi che parlano di amore, lontananza e dolore finalmente sciolti in un pianto di gioia e sollievo collettivo. Tradotta in simultanea da uno dei ragazzi più grandi, Shakti ha preso parola ringraziando HT e la madre adottiva per quello che stiamo facendo per i suoi figli e sopratutto per averle riportato Sita. Vederla cresciuta, sana e felice è la cosa più bella che le sia mai successa e finalmente, dopo tanti anni di sofferenza, ora può vivere serena sapendo che tutti i suoi figli stanno bene e che insieme siamo una grande famiglia!
Poi ha voluto spiegare alla figlia di essere stata ingannata. Quando li affidò alle “cure” dell’istituto di Kathmandu per disperazione e mancanza di mezzi, non aveva idea che da quel giorno lil direttore le avrebbe negato la possibilità di visita arrivando a vendere Sita come orfana…
Dopo tante emozioni abbiamo deciso che era giunto il momento per una vacanza di famiglia e siamo partiti tutti insieme per Pokhara. Giorni felici in cui i fratelli più grandi insegnano al piccolo ad andare in bici e le mamme si rilassano felici.
Vi scrivo dalla terrazza di una guest house. Davanti a me il lago, tre fratelli e due madri che il destino ha voluto prima separare e poi riunire con un filo ingarbugliato ed invisibile.
Ringrazio l’ universo per avermi dato il privilegio di aver prima trovato quel filo per poi scioglierne tutti i nodi fino a questo meraviglioso “happy ending”.

La missione ricongiungimento famigliare è completata al 100%.

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